Chi percorre le strade tra Castellana Grotte, Putignano e la Valle d'Itria li incontra ovunque: piccoli coni grigi che spuntano tra gli ulivi, isolati in mezzo ai campi o raggruppati intorno a un'aia. I trulli sono il simbolo di questa parte di Puglia, ma non sono solo una curiosità architettonica: raccontano secoli di lavoro contadino, una tecnica costruttiva antichissima e un rapporto profondo con la pietra del territorio.
Una costruzione di sola pietra
Il trullo è una costruzione in pietra calcarea tipica della Puglia centrale, realizzata con la stessa tecnica dei muretti a secco: senza malta né cemento, solo con pietre scelte e incastrate con abilità. La pietra non mancava di certo: l'altopiano della Murgia è fatto di calcare, e liberare i campi dai sassi per coltivarli forniva il materiale per muri, ricoveri e cisterne.
La struttura è semplice e geniale. Su una base generalmente quadrangolare, con muri molto spessi, si innalza una copertura a cono formata da anelli concentrici di pietre, ciascuno leggermente sporgente verso l'interno rispetto a quello sottostante, fino a chiudersi in alto. Il tetto è doppio: all'interno c'è uno strato più spesso che regge il peso, all'esterno un manto di lastre sottili, le chiancarelle, disposte in modo da far scivolare via la pioggia. Spesso sotto il trullo si trova una cisterna che raccoglie l'acqua piovana, preziosa in una terra senza fiumi.
Perché senza malta? Storia e leggenda
Molti trulli nacquero come ricoveri per i contadini e depositi per attrezzi e raccolti, e solo col tempo divennero abitazioni. Sulla scelta di costruire a secco circola un racconto famoso, legato ad Alberobello: nel Seicento i Conti di Conversano, e in particolare Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona, avrebbero imposto ai coloni di costruire senza malta, così che le case potessero essere smontate rapidamente in caso di ispezioni del Regno di Napoli, evitando tributi sui nuovi insediamenti. Secondo la tradizione, questa situazione finì nel 1797, quando Ferdinando IV di Borbone concesse ad Alberobello il titolo di città regia.
La storia è affascinante, ma la tecnica del muro a secco è molto più antica di così: costruzioni a falsa cupola in pietra esistono nel Mediterraneo da millenni. I trulli sono, in un certo senso, l'ultima e più raffinata espressione di un sapere tramandato di generazione in generazione.
Pinnacoli e simboli sui tetti
Ogni cono termina con un pinnacolo, un elemento decorativo in pietra lavorata che poteva avere forma di sfera, disco, cono o croce. Secondo la tradizione aveva un significato devozionale o scaramantico, e in qualche caso identificava il costruttore. Su molti tetti compaiono anche simboli dipinti a calce: croci, cuori, segni astrali o di origine religiosa. Il loro significato non è sempre chiaro e attorno a essi sono nate molte interpretazioni, ma osservarli è uno dei piaceri di una passeggiata tra i trulli.
Alberobello e i trulli fuori dai centri
Il luogo simbolo è Alberobello, a circa 16 km dalla villa, i cui trulli sono patrimonio mondiale UNESCO dal 1996: qui interi quartieri sono formati da trulli ancora abitati, trasformati in negozi o aperti alla visita. Ma i trulli non sono solo ad Alberobello. Sono diffusi in tutta la Murgia dei Trulli e nella Valle d'Itria, nelle campagne di Locorotondo, Martina Franca, Cisternino, Ceglie Messapica, Noci e Putignano, spesso accanto a masserie e muretti a secco. Proprio quelli sparsi in campagna, isolati tra gli ulivi, permettono di capire meglio la loro funzione originaria di presidio agricolo.
Vivere accanto a un trullo
Oggi molti trulli sono stati restaurati e adattati alla vita contemporanea, mantenendo le loro qualità: i muri spessi isolano dal caldo d'estate e trattengono il calore d'inverno. Anche a Villa Lidia, nella campagna tra Castellana Grotte e Polignano a Mare, un trullo pugliese è stato trasformato in cucina con tavolo da pranzo: un modo concreto per vivere questa architettura durante la vacanza.
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