Lungo la costa tra Monopoli e Savelletri, nel territorio di Fasano, un ampio pianoro affacciato sull'Adriatico custodisce i resti di una delle città antiche più importanti della Puglia. È Egnazia, la Gnathia dei Messapi, che i Greci e i Romani chiamavano Egnatia o Gnatia. Oggi è un parco archeologico con un museo nazionale, e la visita è un modo bellissimo per capire quanto sia antico il paesaggio che vedete ogni giorno dalla villa. Il sito dista circa 27 km, raggiungibile in auto attraversando la campagna fino alla costa.
Tremila anni di storia
La storia di Egnazia è lunghissima. Il primo villaggio risale all'età del Bronzo, intorno al XV secolo a.C.; seguì un insediamento dell'età del Ferro e, dall'VIII secolo a.C., la città dei Messapi, popolo che abitava la Puglia meridionale. Egnazia sorgeva proprio al confine fra il territorio messapico e quello dei Peuceti, in una posizione strategica affacciata sul mare.
Dal III secolo a.C. la città entrò nell'orbita di Roma e visse una lunga stagione di prosperità grazie al porto e alla posizione lungo le grandi vie di comunicazione. Le fonti ricordano due fasi edilizie principali: una in età augustea e una in età traianea, quando venne lastricata la via Traiana, la strada voluta dall'imperatore Traiano per collegare Benevento a Brindisi. Con la guerra greco-gotica, intorno alla metà del VI secolo d.C., iniziò il declino; la malaria, le incursioni dal mare e lo spostamento della popolazione verso l'entroterra portarono all'abbandono definitivo nel Medioevo.
Cosa vedere nel parco
Il parco conserva l'esempio più esteso di città romana e tardoantica della Puglia. Fra i resti più suggestivi:
- La via Traiana, che attraversa l'area urbana con il suo lastricato di grandi blocchi di pietra, su cui si cammina ancora oggi.
- Il criptoportico, un grande ambiente porticato in parte sotterraneo, con corridoi illuminati da piccole finestre: uno dei luoghi più fotografati del sito.
- La basilica civile, con la cosiddetta sala delle Tre Grazie, la piazza porticata, le terme e il sacello dedicato alle divinità orientali.
- Le mura messapiche, che continuarono a cingere la città anche in età romana, e l'acropoli sul promontorio a ridosso del mare, dove si trovava il porto antico.
Fuori dalle mura si estende la necropoli messapica, con tombe a camera, alcune delle quali decorate con pitture. Egnazia dà il nome anche alla celebre ceramica di Gnathia, vasi a vernice nera decorati con colori sovraddipinti in bianco, giallo e rosso, diffusi fra IV e III secolo a.C. in tutta l'Italia meridionale.
Il Museo nazionale "Giuseppe Andreassi"
Il museo sorge fuori dalle mura dell'antica città, nell'area della necropoli. È intitolato a Giuseppe Andreassi, archeologo che diresse a lungo il museo e l'area archeologica e fu poi Soprintendente per la Puglia. L'allestimento attuale, articolato in sette sezioni, racconta la storia del sito dalle prime frequentazioni dell'età del Bronzo fino al Medioevo, con corredi funerari, ceramiche, sculture e mosaici. Alcuni ambienti offrono ricostruzioni digitali che aiutano a immaginare la città com'era.
Orazio e l'incenso che si scioglieva da solo
Egnazia compare anche nella letteratura latina. Nella quinta satira del primo libro, il poeta Orazio racconta il suo viaggio da Roma a Brindisi e definisce la città "lymphis iratis exstructa", costruita su acque adirate, forse alludendo al mare tempestoso o alla scarsità d'acqua dolce. E ricorda con ironia che gli abitanti volevano convincere i viaggiatori che sulla soglia del tempio l'incenso si sciogliesse senza fuoco: un aneddoto che a lui e ai compagni di viaggio strappò più di una risata.
Dopo la visita, il mare è lì accanto, e la luce dorata del tardo pomeriggio sulle rovine è uno spettacolo da non perdere. Poi la strada vi riporta verso l'interno, a Villa Lidia, dove la piscina di acqua salata e il giardino di ulivi secolari sono il modo migliore per chiudere una giornata fra tremila anni di storia.
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